Air Vallée chiude i battenti… ed ora?

Novembre 6, 2009 di aeroportosostenibile

E’ ufficiale: per motivi di carattere prettamente economici AirVallée ha dato il giro. La licenza di esercizio è stata revocata da parte di ENAC.

http://195.103.234.163/Applicazioni/comunicati/comunicato.asp?selpa1=1245

Forse il mercato del volo commerciale non era dei più fiorenti? …e nonostante tutto si è voluto investire proprio su questo settore? Geniale.

Sono tante le domand a cui si continua a non voler dare una risposta: ben più di 10.

http://www.md80.it/2009/11/06/lenac-revoca-la-licenza-di-volo-a-air-vallee/

10 domande per l’amministrazione regionale

Settembre 21, 2009 di aeroportosostenibile

Rimandando “pro-memoria” all’illuminante servizio di Report (Chi non vola é perduto, di Milena Gabanelli, RAI3), e nell’attesa che qualche amministratore regionale si prenda l’impegno di rispondere a questo vecchio articolo intitolato “Gli aeroporti servono per volare”, ecco le 10 domande da porre al nostro Presidente ed all’amministrazione Regionale tutta.

1. A quanto ammontano esattamente le previsioni dei costi annui di esercizio (personale, le varie strutture, vigili del fuoco, polizia, tecnici, vigilanza, check-in, deposito bagagli, pulizie, manutenzioni pista/illuminazione pista/i vari apparati di assistenza al volo/aerostazione/ecc…) di tutto l’indotto?

2. Precisamente, quanto ci - a noi Valdostani - sono costate AVDA come gestore ed AirVallée come compagnia di bandiera sino ad oggi, e quanto ci costeranno ancora?

3. A quanto ammontano esattamente le previsioni di utile?

4. Chi pagherà i “costi di esercizio” della nuova struttura in caso (…) di perdita?

5. Quale sarà la compagnia di bandiera che sosterrà il traffico locale? Forse la “solida” AirVallée che ha già ampiamente dimostato di essere fallimentare al punto tale che fatica a pagare i dipendenti (cosa simpaticamente discussa sul forum di piloti professionali pprune.org) e che mette in vendita su internet (tramite l’intermediario RotorJet group ) il suo aereo di linea principale Dornier I-AIRJ ?

6. A quanto ammonta esattamente l’importo totale dei lavori che interessano lo sviluppo aeroportuale (allungamento pista, tutti gli impianti luci e di assistenza al volo, aerostazione, hangar in progetto e hangar recentemente costruiti, viabilità, varianti in corso d’opera, progettazioni e consulenze varie, modifiche a terze strutture interferenti, abbassamento e rifacimento impianto luci Croix Noire, ciminiere Cogne, ecc…)?

7. Ci illustrate la lista delle compagnie aeree – non locali – che abbiano già fatto una qualsiavoglia richiesta per uno slot sul nostro aeroporto? E sono previsti degli incentivi  economici e/o sovvenzioni alle eventuali compagnie aeree che verranno ad atterrare ad Aosta? In tal caso, a quanto ammontano tali sostegni?

8. Ci illustrate l’analisi economica costi-benefici?

9. Ci illustrate l’analisi degli impatti su ambiente e salute derivante da a) pericolosità potenziale (ad esempio per la città di Aosta, per le nuove case popolari del quartiere Cogne, per la vicinissima autostrada, per i vicinissimi centri commerciali, ecc…), b) inquinamento acustico, rumorosità reale (non distribuita nel tempo), c) inquinamento derivante dagli idrocarburi incombusti, radionavigazione & co.,  de-icing, ecc…?

10. Esiste un “disciplinare” scritto a salvaguardia e tutela dell’unica realtà del volo valdostano – l’aeroclub con la sua rinomata attività di volo a vela – che per molti anni ha prodotto un indotto, seppure piccolo, produttivo?

Naturalmente l’Amministrazione Regionale può ufficialmente pubblicare le proprie risposte su questo blog, augurandoci che NON faccia come sta facendo il nostro premier nazionale con La Repubblica.

Così si spegne un aeroporto

Settembre 7, 2009 di aeroportosostenibile

http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/economia/alitalia-40/crisi-malpensa/crisi-malpensa.html

Negozi chiusi, saloni vuoti, pochi clienti negli hotel. L’aeroporto
lombardo lotta per la sopravvivenza. Aspettando Lufthansa
Viaggio nel deserto di Malpensa.

“Così si spegne un aeroporto”.

http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/economia/alitalia-40/crisi-malpensa/crisi-malpensa.html

Ma lo scalo padano non si arrende: un albergo in costruzione
e la futura terza pista sono i simboli della speranza
dal nostro inviato PIERO COLAPRICO
Viaggio nel deserto di Malpensa “Così si spegne un aeroporto”

MALPENSA (VARESE) – Se una mattina di fine estate un viaggiatore di media cultura capita alla Malpensa, e si ricorda di com’era sino a due anni fa, può pensare a due libri: Dissipatio H. G., di Guido Morselli, e il Deserto dei tartari, di Dino Buzzati. Il primo libro parla di un uomo che si sveglia solo al mondo. Intorno a lui non c’è più il genere umano, ma “relitti fonico-visivi”. Il secondo è l’eterna attesa di un impegno, nel fronteggiare un nemico, che forse non arriverà mai, forse chissà. E da una signora alta, vestita di nero, negozio agli Arrivi, piove una frase che vale una sintesi della vita agra di quest’aeroporto: “Siamo passati in un amen dagli uomini d’affari ai turisti per caso”. Il che significa calo degli incassi, dell’educazione media, del piacere di vendere: “Una volta – spiega – vedevi entrare in negozio quelle persone danarose, da prima classe, internazionali, ora entrano queste famiglie delle vacanze tutto compreso, sono proprio cambiate le facce della gente”.

Davanti alle grandissime finestre rettangolari, che si affacciano luminose sulle piste e sulle Prealpi, camminano poche persone. Qualche coppia. Un gruppo di anziani. Per gli abiti, per il tipo di valigie, persino per le pettinature sembra, in effetti, più un pubblico da stazione Centrale che da un aeroporto internazionale, com’era e come resta Malpensa. Al piano superiore, zona check-in, davanti all’insegna verde e rossa del “Panino giusto”, marchio famoso nella Milano da bere anni Ottanta, altra conferma della “dissipazione” umana: “Un po’ di movimento c’è venerdì e sabato, con i charter. Nel resto della settimana a volte non passa anima per ore. Abbiamo avuto, rispetto a tre anni fa, e io c’ero – dice la ragazza in divisa, finendo di spillare una birra – un calo direi del sessanta per cento”.

E nella cartolibreria ex Marcos y Marcos una precisa lettura del fenomeno viene fatta dalla signora Lucia attraverso le riviste che vende: “Noi – racconta – siamo sotto del quaranta per cento rispetto all’anno scorso ma il senso della trasformazione sta in questo. Una volta vendevamo non poche riviste di nautica, e quelle le compra la gente che ha una barca, o vuole avere una barca, in ogni modo persone danarose. Bene, di queste non se ne vendono più. Zero. E invece vendono di più le riviste di gossip. E poi, l’unico dato sempre in crescita sono i “Gratta e vinci”. Così – conclude Lucia – ci siamo attrezzati, cambiando un po’ la merceologia del negozio, lucchettini, pennine… “.

Da quando Malpensa non è più “hub”, e cioè un centro di raccolta passeggeri, come Parigi, Londra o Francoforte, e da quando Alitalia è passata da oltre 1200 voli a settimana al misero dieci per cento del traffico totale, con cinquanta movimenti al giorno, lo sconforto, la stanchezza, la sfiducia per il “torto subito” crescono. I conti si fanno in fretta. Nel luglio 2007 c’erano stati 309 mila passeggeri nei voli nazionali, e oltre due milioni degli internazionali, frequentati da top manager. Nel 2009 sono 96mila quelli dei nazionali, e un milione e 600mila agli internazionali, quasi tutti charter. Se fosse un ristorante, avrebbe chiuso.

I segni si vedono. Della “Casa di Topolino” restano i poster incollati sul pavimento. Chiuso il negozio che vendeva le magliette delle squadre italiane. Non più orario continuato in moltissimi negozi di moda, dove le commesse, truccate come dive dei serial, passano ore senza vedere un cliente. Stessa “rella”, come si dice da queste parti, nella Farmacia, dove il calo dei farmaci corrisponde ovviamente al calo dei passeggeri.
Eppure, si resiste al “nemico”. E, quasi, si lotta: “Tutti i dipendenti hanno accettato di fare quattro giorni di cassa integrazione al mese, sì, tutti quanti, per non far pesare questa crisi per esempio nel nostro settore”, dice C., del reparto bagagli, “dove andavamo benissimo. Erano stati spesi 60 o 70 milioni di euro per far girare meglio i bagagli dei voli in transito, con tanto di microchip sotto ogni carrello, e ora voli in transito non ce ne sono praticamente più”, racconta. Chi passa nell’”Area transiti” del Terminal 1, un tempo affollatissima tra salite e discese, resta impressionato dalla sua ambivalenza. C’è un gran silenzio. I tabelloni raccontano voli internazionali rarefatti. I pavimenti, vasti come quelli di una cattedrale quando non c’è messa, luccicano e non si sentono tacchi. Però ecco spuntare nel deserto anche un ala nuova: sta crescendo in previsione di un “terzo satellite”, cioè di una terza pista. Indispensabile sino a quando Malpensa era hub, ma ora? L’idea non è stata mollata: “Abbiamo presentato ad Enac il piano di sviluppo ormai sei mesi fa e, appena avremo ricevuto tutte le autorizzazioni, dobbiamo indire una gara per i lavori di costruzione della terza pista”, tuona Giuseppe Bonomi, il presidente della Sea, la società che gestisce gli aeroporti milanesi.

“Che differenza c’è tra uno della Brianza e una mosca? Nessuna, tutti e due s’attaccano ai vetri”, dice un proverbio. Questo spirito lombardo sembra dunque procedere. Davanti all’aeroporto, enorme, al posto del parcheggione multipiano, sta spuntando uno Sheraton. Il progetto dell’albergo ricorda i tasti di un pianoforte, con rettangoli larghi, bassi, dalle linee eleganti: “Sembravano aver smobilitato, gli operai sono stati fermi un po’, ma da due settimane abbiamo visto tornare a lavorare ben tre squadre”, raccontano i negozianti. Un’altra mano è arrivata da Easy-Jet, la compagnia aerea che al Terminal 2 ha sistemato moltissimi dei suoi voli a basso costo e arriverà presto a “posizionare” qui il suo sedicesimo aereo.

Per tutto questo, Malpensa ha appena tirato un sospiro di sollievo: a luglio è rimasto sostanzialmente stabile rispetto all’anno scorso. Sembra piccola cosa, invece il presidente Bonomi ci decifra un pezzo di futuro: “Dall’anno zero, che io fisso nel marzo 2008, la Sea, a differenza di altri casi noti a livello europeo, continua a crescere sia come volume di traffico che come passeggeri”.

Nessuno di quelli che contano ama però dire, intorno a Malpensa, una verità oggettiva (e non politica). Questo aeroporto era stato voluto dai politici del Nord, Lega e Roberto Formigoni in testa, come dimostrazione di imperio, senza badare troppo alla logica industriale. A quella clientelare sì: posti di lavoro, indotto, assunzioni, si vociferava persino di un compratore in caso di privatizzazione. Ma nelle campagne lombarde le “Malpensaa”, e cioè “malpensate” (si chiamava così quella di Pontevico del bresciano, dove emerse il primo caso di “mucca pazza”), sono le cascine che hanno qualche cosa che non va, dall’orientamento solare alla distanza dall’acqua. E il grande aeroporto internazionale non si è sottratto a questo destino. Non è mai stato “comodo”. È lontano da Milano, e ci si arriva dopo una quarantina di chilometri di tangenziali e di un’autostrada gonfia d’auto e Tir. I taxi costano 85 euro, il doppio di Roma. Le Ferrovie Nord hanno corse minime, due all’ora, e la sera i treni si dissolvono. Gli stessi politici che l’hanno voluto ieri, sembrano incerti oggi. Quando il governo ha “salvato” (si fa per dire) Alitalia, affidandola alla Cai, la Cai non sapeva che farsene di questa Malpensa. E ha trasferito quasi tutto a Roma-Fiumicino.

Se c’è stato chi, come l’ex ministro Roberto Castelli, aveva minacciato “una Lega pronta a tutto per difendere Malpensa, anche geometrie variabili in Parlamento”, la politica del centrodestra si è allineata ai desideri del premier Silvio Berlusconi. Molte speranze sono riposte adesso nei tedeschi di Lufthansa, la compagnia che dal gennaio all’agosto di quest’anno ha avuto un incremento del 104 per cento. E che dal febbraio di quest’anno a oggi ha trasportato quasi 600mila passeggeri. E che per di più ha già programmato per il 2010 nuovi voli intercontinentali tra Malpensa e varie capitali, con la speranza di far riqualificare come hub lo scalo.

“Lo stivale è sempre di moda”, dice la sua pubblicità. Campeggia anche in un incrocio” al piano “meno uno”, dove convergono i viaggiatori arrivati dai parcheggi, dai bus e dai treni. Un luogo che sembra studiato per incrementare l’amicizia tra sconosciuti e l’inglese, visto è tutto un domandarsi: “Per gli Arrivi?”. “E le Partenze?”. I troppi lavori in corso hanno fatto scordare di piazzare qualche cartello: e i nuovi viaggiatori, meno internazionali, in ciabatte e short, si scrutano e si perdono. Ma chissà, forse già nel 2010, se davvero gli organizzati tedeschi isseranno la loro bandiera sull’aeroporto padano…
(La Repubblica, 7 settembre 2009)

…e secondo voi quello di Aosta?

appuntamento rinviato

Agosto 26, 2009 di aeroportosostenibile

E’ con sommo dispiacere che ci troviamo costretti ad annullare la giornata di università popolare prevista per il 30 agosto. Purtroppo alcuni problemi interni (del circolo Espace Populaire-Arci) di assetto hanno fatto sì che si verificasse un disguido concedendoci il locale quando questo era in realtà già stato prenotato per altra giornata.

Questo l’abbiamo scoperto ieri pomeriggio, mettendoci nello sconforto più totale. Abbiamo provato a verificare lo spostamento dell’evento in altre sedi ma ogni sforzo è stato vano.
La giornata di università popolare viene pertanto annullata temporaneamente, con l’obiettivo di prepararla ancora più ricca e completa in una data da stabilire di (versomilmente la seconda metà di settembre).
Ci scusiamo con tutti gli ospiti e relatori per il disagio creato, pur sapendo che tale inconveniente è del tutto estraneo da nostre responsabilità.
Invio pertanto cordiali saluti a tutti.
- Alessandro Pascale

30 Agosto all’Espace Populaire

Agosto 24, 2009 di aeroportosostenibile

Università Popolare – 30 Agosto 2009 all’Espace Populaire (Aosta, via Mochet 7)

Ore 10.00 Presentazione dell’iniziativa da parte di Sinistra Valdostana

Ore 10.30 Leonardo Tamone (esponente dell’area politica del Galletto)

Ore 11.00 Maria Pia Simonetti (presidente Legambiente VdA)

Ore 11.30 ARPA (Agenzia ambientale della Regione)

Ore 12.00 Enrico Girardi (Comitato per l’aeroporto sostenibile)

Ore 12.30 Jean-Louis Aillon (Comitato per la Decrescita Felice, Comitato rifiuti zero Valle d’Aosta)

Ore 13.00 Rinfresco

Ore 14.30 Gianni Naggi (Responsabile ambiente e territorio PRC)

Ore 15.15 Antonio Ferrentino (Pres. Comunità Montana Bassa Val di Susa)

Ore 16.00 George Unia (ex-presidente ARSMB, attualmente candidato per la lista Europe Ecologie) Ore 16.45 Nora Girardi (Com. Valdostano contro il ritorno dei Tir, Europe Ecologie Mont-Blanc)

Ore 17.30 Conclusioni di Sinistra Valdostana e Marilde Provera (ex deputata PRC)

Ore 20.00 Serata Grigliata con l’Asado Argentino di Chacho

PROGETTO APPROVATO TRA LE POLEMICHE

Agosto 24, 2009 di aeroportosostenibile

21 Agosto 2009 La Stampa

SAINT-CHRISTOPHE.

PROGETTO APPROVATO TRA LE POLEMICHE

Via libera all’aerostazione

Il progetto della nuova aerostazione dell’aeroporto Corrado Gex ha ricevuto il via libera del Consiglio comunale di Saint-Christophe, con il voto contrario del consigliere di maggioranza Fabio Persico e delle due forze di opposizione. L’assemblea ha dato anche mandato al sindaco François Désandré (l’iniziativa è partita dall’assessore ai Servizi sociali ed ex sindaco Paolo Cheney) di trattare con la Regione per portare a casa i lavori sulla viabilità e i parcheggi dell’area sportiva, che nel 2006 erano previsti dall’accordo di programma sull’ampliamento dell’aeroporto.
Ieri pomeriggio quello sull’aerostazione che sarà costruita dove sorgeva il Palaceva è stato l’argomento clou della seduta. Rispetto a una delibera approvata dal Consiglio comunale tre anni fa, è cambiato lo strumento urbanistico che regola i rapporti tra Comune e Regione. Non più un accordo di programma, ma un’intesa. «In sostanza – ha detto Désandré – consente di procedere in deroga rispetto al Piano regolatore: l’aerostazione sarà alta 15 metri e il limite in quella zona è di 10, e le aree verdi previste sono più piccole confrontate con i limiti consueti».
Critiche le minoranze. «L’aerostazione è sovradimensionata, anche se più piccola rispetto a quella prevista in origine» ha detto Amedeo Bologna di Sinistra per St-Christophe. Gli ha fatto eco Ivano Boffetti, della Lista Civica: «Siamo contrari, condivido il pensiero di Bologna». Secondo Persico, invece, «non è possibile dare l’assenso a uno scempio del territorio perché esiste un aeroporto regionale». L’ex sindaco Cheney ha ribadito di essere favorevole al progetto della nuova aerostazione, ma si è detto «perplesso per la procedura. L’utilizzo dell’intesa non fa cadere i presupposti politici dei lavori nella zona sportiva. Penso che sindaco e giunta dovrebbero continuare a trattare su questo argomento».
La proposta è stata accettata e formalizzata dopo una riunione della maggioranza per la stesura di un documento. Il primo cittadino ha detto anche che «il Comune riceverà 2 milioni e mezzo di euro per l’esproprio del terreno dell’ex Palaceva, oltre a 3 milioni e 800 mila euro già previsti dalla finanziaria regionale 2007». Questi ultimi saranno usati per lavori sulla strada di Champapon, oltre che per zone di sosta nel capoluogo.

Aereo su case: oltre cento morti

Maggio 20, 2009 di aeroportosostenibile

Almeno 109 persone sono morte stamani nello schianto sull’ isola indonesiana di Giava di un aereo Lockheed C-130 Hercules, con a bordo militari e loro famigliari, che prima di precipitare ha urtato alcune case. Lo rivela l’ aeronautica militare indonesiana.

incidente aereo su case

«L’ultimo bilancio dell’incidente è di 109 morti. Una quindicina di passeggeri è sopravissuta. Ma queste cifre possono cambiare perchè le operazioni di soccorso sono ancora in corso», ha detto da Giakarta un portavoce dell’aeronautica, Bambang Sulistio. Un altro portavoce militare ha detto che i sopravissuti «sono gravemente feriti ed è quindi possibile che il bilancio dei morti aumenti». L’aereo militare, decollato da Giakarta e diretto in Papuasia, trasportava 11 membri di equipaggio e 98 fra soldati e membri delle loro famiglie, fra cui dieci bambini.

L’Hercules C-130 è precipitato su una risaia nei pressi della città di Megatan, nella parte orientale di Giava, e ha preso fuoco, secondo i testimoni. Prima però l’aereo ha «urtato numerosi tetti di case ed è poi rimbalzato al suolo», riferiscono i testimoni. I rottami sono sparsi per decine di metri. Tra le vittime almeno due residenti della zona dove l’aereo è precipitato, a sette chilometri di distanza circa dall’aeroporto di Madiun, dove era previsto uno scalo tecnico.

Una fonte dell’ospedale Iswayudi di Madiun ha riferito di 19 superstiti ricoverati nella struttura. Altri nove feriti, tra loro due bambini, sono stati trasferiti in un altro ospedale della stessa città. Molti di loro versano in condizioni critiche.

Non sono ancora chiare le cause dell’incidente. Quello di oggi è il secondo incidente di un velivolo delle Forze Aeree indonesiane nelle ultime settimane: il 6 aprile scorso, un Fokker F-27 era precipitato ad ovest di Giava, causando la morte dei 24 ufficiali che si trovavano a bordo.

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200905articoli/43894girata.asp

…costruire aeroporti davanti e molto vicino ad una citta’ é un errore.

…qualcuno aveva dei dubbi?

Maggio 11, 2009 di aeroportosostenibile

Prevarra’  il buon senso o i giochi politici?

Verrà ascoltata la voce dei cittadini o sarà silenziata dagli interessi di pochi?

…qualcuno aveva dei dubi?

delusione

ANSA Valle d’Aosta

Data: 09/05/2009 10:25

AEROPORTI: PARERE POSITIVO VIA A NUOVO TERMINAL CORRADO GEX (ANSA) -

AOSTA, 9 MAG -

Dopo aver esaminato il progetto, il servizio di valutazione di impatto ambientale dell’assessorato all’ambiente della Regione Valle d’Aosta ha dato parere positivo condizionato sul progetto di realizzazione del nuovo terminal dell’aeroporto Corrado Gex di Saint-Christophe.

Il provvedimento, che ha valore quinquennale, è subordinato all’osservanza delle prescrizioni espresse dal servizio geologico dell’assessorato regionale alle opere pubbliche. Le modifiche apportate al progetto originario riguardano l’eliminazione di un piano della struttura e la riduzione di alcuni spazi vuoti. Nella nuova versione del terminal la superficie occupata resta di 2.023 metri quadrati, il volume dell’edificio passa da 28.500 a 23.500 metri cubi, il costo stimato scende da 10,6 a 8,2 milioni di euro, mentre i tempi di realizzazione dell’opera rimangono invariati (2 anni).

Sempre nell’ambito del potenziamento dello scalo valdostano é stato affidato un incarico alla Kpmg advisory per l’aggiornamento del piano di bacino di traffico della Valle d’Aosta “per la definizione dei contenuti dell’onere di servizio pubblicvo per la tratta aerea Aosta-Roma”.

(ANSA).

Pensiamoci bene su quando si tratterà di dare dei voti ai nostri politici (partiti e persone).

Nuovo Aeroporto: quali benefici per i viaggiatori valdostani?

Maggio 5, 2009 di aeroportosostenibile

L’Amministrazione Regionale sta mettendo in atto l’ampliamento dell’aeroporto di Aosta. In questo articolo si analizzeranno i vantaggi che deriveranno ai cittadini valdostani dalla realizzazione del progetto.

Torino Caselle

Come tutti i prodotti o servizi commerciali la buona riuscita di un collegamento aereo dipende dal numero dei clienti-viaggiatori che si riesce a servire. Un collegamento aereo sarà economicamente sostenibile solo se il numero medio di passeggeri trasportati supererà il break-even (numero minimo di passeggeri paganti che garantisce la copertura delle spese del trasporto).

Nel caso di un nuovo collegamento è normale prevedere un periodo di avviamento (tempo necessario alla reclamizzazione del servizio) durante il quale la compagnia si troverà ad operare in perdita. Se le indagini di mercato sono state effettuate correttamente durante il periodo di avviamento il numero dei passeggeri continuerà a crescere fino a raggiungere o superare il break-even.

L’area presa in considerazione per valutare la fattibilità di un servizio di trasporto pubblico viene definita “Bacino di Traffico”.
In analogia con la definizione di Bacino Idrografico: “area topografica di raccolta delle acque che scorrono verso un determinato corpo idrico recettore” con la dizione Bacino di Traffico si intende l’area topografica di raccolta dei viaggiatori che fanno capo ad un determinato sistema di trasporto.
In Valle d’Aosta, dove le vie di comunicazione seguono l’orografia delle valli, il Bacino di Traffico dell’aeroporto di Aosta praticamente coincide con quello idrografico della città di Aosta.
Questo significa che gli abitanti della bassa valle, da Verres in giù, e quelli delle valli di Ayass e di Gressoney, pur essendo compresi nel territorio regionale, di fatto fanno parte del Bacino di Traffico dell’aeroporto di Torino Caselle (il tempo di percorrenza per raggiungere l’aeroporto di Caselle è paragonabile con quello necessario per raggiungere quello di Aosta) che, offrendo prezzi più bassi, maggior scelta di orario ed un maggior numero di destinazioni, esercita una ben maggiore attrazione di quello di Aosta.

Questo comporta che la popolazione valdostana servita dall’aeroporto di Aosta è limitata a 70 – 80 mila persone. Con un numero di persone così limitato è evidente che è difficile raggiungere il break-even anche per la sola rotta Aosta – Roma – Aosta.

Di fatto Air Valleé ha potuto continuare ad operare dall’aeroporto di Aosta perché l’Amministrazione Regionale ha continuato a garantire il raggiungimento del breakeven pagando come occupati posti in realtà vuoti.
Indipendentemente dal potenziamento dell’aeroporto, essendo la capacità di posti offerta superiore alla domanda, Air Valleé non acquisterà velivoli più grandi né, in assenza di un ampliamento della copertura finanziaria della Amministrazione Regionale, attiverà altri collegamenti oltre a quelli già in essere.
Questo significa che i cittadini valdostani che intendono raggiungere in volo destinazioni diverse da Roma dovranno continuare a recarsi a Torino Caselle o a Malpensa.

L’istituzione di collegamenti di stradali e ferroviari rapidi ed efficienti con gli aeroporti di Torino e di Malpensa, non solo faciliterebbe gli spostamenti a lungo raggio dei cittadini valdostani ma inciderebbe in modo molto più efficace della realizzazione del nuovo aeroporto sulla accessibilità alla Valle d’Aosta da parte dei turisti internazionali.

Non potendo giustificare le spese per il potenziamento dell’aeroporto con un prevedibile incremento dei passeggeri trasportati da Air Valleè, l’Amministrazione cerca di giustificarle con la possibilità di accogliere in Valle d’Aosta voli charter.
In realtà i voli charter diretti in Valle d’Aosta operano già da anni sull’aeroporto di Torino e la costruzione della nuova pista, delle radioassistenze e della nuova aerostazione non riusciranno comunque a fare concorrenza all’aeroporto di Caselle.

Mentre sull’aeroporto di Caselle possono operare in tutte le condizioni meteorologiche velivoli commerciali di grande capacità con autonomia intercontinentale (Boeing 747, Airbus 340, ecc.), su quello di Aosta potranno arrivare, in condizioni meteorologiche favorevoli, solo velivoli adatti al breve raggio con una capacità massima di 80 posti.

L’utilizzo di velivoli più piccoli e con minore autonomia su un aeroporto più “difficile” e meno strumentato comporterà minore versatilità e maggiori costi di esercizio, che, uniti alla maggior probabilità di dirottamento per avverse condizioni meteo, precluderanno di svolgere ad Aosta un’attività economicamente competitiva rispetto a Caselle.

L’unica attività Charter possibile sull’aeroporto di Aosta sarà quella sovvenzionata dalla Regione.
La limitata importanza che il nuovo aeroporto rivestirà nel sistema dei trasporti pubblici valdostani è dimostrata dal fatto che l’analisi comparata della domanda di mobilità e dell’offerta di trasporto pubblico, svolta dalla società TBridge di Genova per la predisposizione del nuovo Piano di Bacino di Traffico della Regione, non prende neppure in considerazione il flusso di passeggeri che i nuovi collegamenti aerei potranno generare.

Si tratterà di una svista? Forse, ma certo molto indicativa.

- ing. Paolo Meneghini

World Air Games 2009: e se copiassimo?

Aprile 28, 2009 di aeroportosostenibile

Mantre noi qui spendiamo soldi piu’ che discutibilmente, gli amici di Torino organizzano i World Air Games 2009: i GIOCHI MONDIALI DELL’ARIA (http://www.wag2009.com/) dal 6 al 14 Giugno.

La qual cosa garantisce loro visibilita’ a livello mondiale, un’immagine di eccellenza, e sicuri profitti per l’attivita’ di volo e per tutto l’indotto turistico.

E noi nella nostra piccola Vallée?

http://www.wag2009.com/discipline/volo-a-vela.htm

WAG 2009