Comuni coraggiosi

La chiusura del Corrado Gex

La chiusura del Corrado Gex

Il Comune svizzero di Bergün (Grigioni) ha respinto un progetto per un impianto idroelettrico che avrebbe richiesto un investimento di 85 milioni di franchi svizzeri. La decisione è stata presa dall’Assemblea comunale, che ha considerato prioritaria la tutela del proprio territorio. Il consorzio incaricato della progettazione, che fa capo alla società elettrica Nordostschweizer Kraftwerke e al gruppo Axpo (leader nel settore dell’energia), ha accettato la decisione e ha immediatamente sospeso i lavori. Nei Grigioni, cantone di montagna considerato il serbatoio idrico della Svizzera, si produce un quinto dell’energia idroelettrica della Svizzera. Tra canoni di concessione e tasse, la centrale avrebbe portato nelle casse del Comune, che non versa in buone condizioni finanziarie, circa mezzo milione di franchi all’anno. Ora spera di ricevere una compensazione statale, che in casi simili è già stata concessa ad altri comuni che avevano respinto grandi progetti. (Fonte: http://moneycab.presscab.com/de/templates/?a=58927 (de), Die Südostschweiz, 31.01.09). Ci sono Comuni che non si vendono e Regioni o Stati che li compensano finanziariamente. Accade in Svizzera, terra che Berlusconi definirebbe senz’altro “covo di comunisti”, visto che ha respinto in decine di referendum l’idea di cacciare gli stranieri dal proprio territorio e che continua a mettere al primo posto gli interessi collettivi, le ragioni del benessere generale a quelle del benessere economico di pochi. In Valle d’Aosta invece ci sono ancora Comuni che per fare cassa vendono aria, acqua e territorio. Fanno piste trattorabili, cioè strade, magari con fondi ottenuti per la salvaguardia della biodiversità, fanno centraline anche a costo di impoverire torrenti e cascate che sono la bellezza e la ricchezza del territorio. Oppure cedono spazi per opere come l’aeroporto che avrà la miracolosa facoltà di essere un disastro sia se, come assai probabile, verrà usato pochissimo (territorio consumato, soldi buttati dalla finestra), sia se verrà usato moltissimo (plaine e mezza montagna inabitabili per il rumore con conseguente crollo del prezzo degli immobili). Qualcuno sta andando in giro a dire che i soldi dell’aeroporto vengono “da fuori”, cioè che non sono soldi nostri. Invece è sempre dalle nostre tasche che escono, anche quelli che fanno il giro dall’Europa o quelli delle multe che ci fa l’Europa perché non rispettiamo le sue direttive. Sono tanti soldi che sarebbe giusto risparmiare, se fossimo in un’ottica di bene comune e non in quella di chi arraffa prima. Ma chi non sa nemmeno ridurre i costi della politica difficilmente saprà occuparsi di bene comune. 

Lettera scritta alla Stampa il 16 febbraio 2009 da Maria Pia Simonetti

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